Archivi categoria: Le Note del Pulicano

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Basket, social, ignoranza

Quando ti trovi una notizia in cui il “patron”, così lo definiscono, dichiara che il suo allenatore, appena licenziato, è stato il più grande di tutta la storia della società, resti senza parole. L’allenatore ha fatto molto bene negli anni, ed è un’ottima persona, ma in questa società hanno allenato Elio Pentassuglia, Riccardo Sales, Massimo Mangano ed Arnaldo Taurisano!

Ormai pur di parlare si dice di tutto! Ridere, piangere? Restare senza parole !

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Emozioni, dolore, serenità…

Sono stati due giorni intensi in cui questi sentimenti si sono alternati in me, condivisi con le persone che ho incontrato, la famiglia Taurisano, la grande famiglia del basket, tutti coloro che hanno voluto salutare il Tau per l’ultima volta.

Una persona su tutte, Mamma Tau, come io la chiamo, l’adorata moglie Germana, che è riuscita lei a dare a noi tutti la forza, una vitalità straordinaria trasmessa con gli occhi e con le parole, fino all’ultimo “Ciao Papi”.

Fin da sabato quando tanti giocatori ed amici sono venuti a vederLo, lei era felice dell’affetto che tutti avevano per il Tau, partecipe con noi di mille ricordi degli anni passati insieme e forte come una roccia.

In chiesa c’erano tante persone, la Pallacanestro Cantù al completo, dal Presidente Allievi ai giocatori cresciuti con il Tau, Pierlo, Charlie, Farina, Merlati, Della Fiori, tanti altri che faticavo a riconoscere, Valerio Bianchini, il suo assistente, che ha sublimato i suoi insegnamenti con le vittorie e la capacità di formare atleti ed allenatori. Tanti amici, qualche tifoso napoletano, Pino Motta suo giocatore a Napoli.

Qualche assenza veramente inspiegabile ma conoscendo il Tau lui ci avrebbe fatto una delle sue battute taglienti ed una bella risata.

Claudia Taurisano mi ha chiesto se volevo dire qualcosa per ricordarlo, un grande piacere ma è stato veramente difficile, l’emozione non era facile da controllare, mi sono trovato a parlare tra Allievi e Recalcati cercando di portare il mio ricordo personale, la gratitudine di noi allenatori e di tutta la Napoli cestistica che domenica ha giocato con il lutto per ricordarlo

Per me il Tau era il mitico COACH DI CANTU’ quando bimbo quindicenne giocavo partite solitarie nel mio giardino, tra Forst e Simmenthal per cui tifavo, imitavo Vittori, Pieri, Marzorati, il gancio di Merlati.

Quando iniziai ad allenare nel 1973 Basketball Boom Story era la bibbia, La Pallacanestro, di cui avevo solo le fotocopie, il vangelo. Mi esaminò a Rimini nel 1981 per il corso allenatore nazionale, ero terrorizzato.

Nel 1982 mi volle come assistente a Napoli, si presentò a Chianciano con i suoi quadernoni con la programmazione completa, le difese, gli esercizi, gli schemi, IMPRESSIONANTE la sua metodologia, un’organizzazione all’avanguardia.

Ma non avevo capito ancora nulla, perché il TAU era fondamentalmente un uomo di campo estremamente pratico, un grande conoscitore di uomini che sapeva scegliere e gestire, anche i lazzaroni come li definiva lui.

Una simpatia dirompente, una capacità di risolvere ogni problema con coerenza, decisione ed un sorriso, divenne un idolo a Napoli insieme a Mamma TAU, l’inseparabile Germana.

Quando decise di smettere mi disse “Roberto non mi riconosco più in questo mondo, voglio dedicarmi alla mia famiglia ed alla mia azienda” ed uscì in punta di piedi.

Ho continuato a collaborare con lui per la formazione con il CNAG ed il CNA, per i suoi ultimi libri ma soprattutto ho avuto da lui i consigli che, mio padre morto in quegli anni, non poteva più darmi.

I consigli del TAU… diretti, taglienti ma preziosi che mi hanno aiutato a scegliere la giusta via da percorrere.

Io non sono mai stato un grande allenatore ma ho avuto la fortuna di lavorare con i più grandi coach degli ultimi 50 anni, il TAU è stato il primo e mi ha insegnato a diffidare da chi mette distanza, da lui ho imparato che i grandi sono persone semplici e dirette, grazie a te maestro di vita e di sport!

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Dove dormire a Napoli, i miei consigli

Due B&B sono nel complesso in cui vivo, un palazzo storico, Villa Maria, a Parco Margherita, a due passi da Funicolare, Metropolitana e al lungomare.

Villa Maria La Terrazza Romantica

Un appartamento a cui mi legano ricordi dell’infanzia, arredato con grande gusto.

https://abnb.me/0lvv28CvSV

NAPOLI The Perfect View

È nuovissimo, piccolo ma la vista è stupenda.

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The White Side

Il terzo è a piazza della Borsa a 10 minuti dal Centro Storico, un appartamento completamente ristrutturato con gran gusto.

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Il Palazzo della Principessa

Nel cuore dei quartieri spagnoli, un palazzo storico, un appartamento arredato con grande cura. I padroni di casa super disponibili!

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34 Turchi

– IN…KIOSTRO

– LATT’ E LIETT

Sono tre strutture con una gestione comune, tutte in posizioni centralissime, rifinite molto bene.

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HOTEL MERGELLINA

Nasce come B&B per poi diventare un albergo mantenendo la cura dei particolari nell’arredamento e la cortesia nel l’accoglienza,

Vicinissimo alla Metropolitana ed al lungomare.

https://www.hotelmergellina.it

I proprietari sono amici o cugini, persone dalla grande disponibilità, vi troverete benissimo.

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NCAA Final Four e VAR: cultura dello sport

In Italia si discute insultando gli arbitri mentre nell’NCAA la semifinale che avrebbe qualificato per il titolo Auburn si decide su due fischi contestati con reazioni pacate da parte di tutti.

Questa la reazione del giocatore che ha commesso fallo concedendo i tre tiri liberi agli avversari che hanno dato la vittoria a Virginia:

“Non ho sentito nessun contatto”, ha detto Doughty con gli occhi iniettati di sangue. “Non pensavo di aver fatto fallo, ma gli arbitri pensavano diversamente e, come ho detto, ho fiducia nella loro decisione, amico, sempre. Ecco perché stanno arbitrando le Final Four. Ma avrò un possibilità di guardarlo da solo, e lo giudicherò io stesso. Sarò il mio arbitro personale. ”

A guardare il video il fallo c’è come forse un’altra infrazione precedente, che avrebbe ribaltato il risultato. Ma conta poco è esemplare il modo il cui si esprime una ragazzo di 23 anni e tutti coloro che commentano.

Questo l’articolo completo

http://www.espn.com/mens-college-basketball/story/_/id/26458859/the-foul-call-forever-overshadow-virginia-auburn-final-four

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Ciao Tau

Che dire? Per me è stato un secondo padre, con il prof. Salerno mi ha accompagnato nel basket e nella vita.

Dal primo incontro all’esame del corso allenatore nazionale nel 1979 al suo arrivo a Napoli. Mi volle fortemente come assistente, contro il parere di Nico Messina, che non aveva gradito il mio rifiuto ad andare in panchina radiocomandato.

Eravamo a Chianciano Terme e da lì cominciò la mia educazione sportiva ed umana con il Tau.

Pochi mesi fa, in occasione del suo compleanno (è stata anche l’ultima volta che ci ho parlato), ho raccontato qualche episodio della nostra vita insieme, ma oggi faccio fatica, Dopo la fine dei miei genitori questa è la perdita più grande della mia vita, mi è stato vicino sempre, con una parola, un consiglio.

Per quanto amasse parlare per descrivere minuziosamente ogni cosa che facesse, dal basket, alla cucina o a qualunque argomento che avesse approfondito, per tanto era diretto e di poche parole quando doveva darmi un consiglio. Con la sua burbera ma affettuosa schiettezza, in tante occasioni mi ha aperto gli occhi su mie situazioni personali e di lavoro.

Oggi lascia la sua compagna di sempre, Germana, Mamma Tau, come io la chiamo, Claudia ed Elena, le due figlie, ed i nipoti. Io ho avuto la fortuna di essere vicino a Claudia ed alla sua famiglia che sono certo porteranno alto il nome di Tau.

Buon viaggio papà Tau, spero di essere degno di onorarti ogni giorno, ma ci mancherai tanto.

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Scammaro di riciclo

Preparo una cianfotta al forno

Zucchine, melanzane, cipolle di Tropea, patate, peperoni, funghi, basilico tagliate ed infornate con un filo d’olio. Il sapore è stupendo ma ne resta un poco. Uso il passino, ottenendo una salsa profumata. Cucino gli spaghetti, 3/4 di cottura, e li condisco con la mia salsa aggiungendo della scamorza affumicata. Il tutto va in una padella antiaderente facendo cruscare la pasta, il risultato è stupendo. Il Cavalcanti ne sarebbe orgoglioso!

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Gomorra, Bastardi, viaggi, regole e realtà

Per due giorni ho viaggiato utilizzando aerei, bus, metropolitane. In borsa ho messo un libro dei Bastardi di Pizzofalcone che ho finito in viaggio.

Mercoledì mattina al risveglio ho letto la triste notizia della bomba alla pizzeria di Gino Sorbillo. Un post, condiviso da tanti, compreso Gino, che a Milano compare nella sua pizzeria mentre mangio, circondato da tv e clienti come una vera star.

La cosa che mi ha impressionato è che in viaggio ho incontrato tante persone che nell’apparenza, ma soprattutto nel l’atteggiamento, sembrano usciti dalla penna di Saviano e di De Giovanni. Con protervia due scimmioni si infilano al gate Ryanair, mi spostano e poi mi dicono, dopo aver dribblato tutta la fila, “tenesse cacc’osa a ricere?” (hai qualcosa da dire?).

In coda tanti provano ad infilarsi nella fila sbagliata e poi si arrabbiano con chi glielo fa notare.

In aereo c’è chi prova a rubare il posto è si innervosisce con chi prova a fargli capire che non può.

Arrivo in palestra e mi raccontano che qualcuno ha tagliato la gomma del coach.

Qualcun altro mi fa intendere di fare attenzione… minacce velate, che giocano anche sulla mediocrità di chi fa regole approssimative e contraddittorie.

Ormai siamo in un paese di diritti in cui le regole sono declinate dall’interesse del singolo.

Non possiamo arrenderci, rispondere con le stesse armi, ma con il buon esempio, la dialettica e la coerenza.

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Il cenone di Capodanno 2019

Ostriche Belon

Cannolicchi scottati al forno

Le frittate di scammaro

– Acciughe, olive e capperi

– Friarielli e provola affumicata

Le pizze in teglia

– Olio, rosmarino e sale rosa

– Pomodorini gialli e provola

– Cipolla ed acciughe del Cantabrico

– Friarielli e salsiccia

Le costine al forno con le patate

L’insalata con i finocchi, lollo, rosso e verde, arance, lamponi con l’olio e l’aceto di lamponi

La pastiera

La cassata

Il panettone

I dolci di Natale

Franciacorta Ferghettina

Dubl di Greco

Vespa Bastianich

Basilisco Teodosio

Versosud Susumaniello

Primitivo Brillante

Blanquette de Limoux @ La terrazza di Monzù Pulicano

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Taurisano, la storia va insegnata

Era il maggio 1979 quando mi trovai di fronte a lui a sostenere l’esame del corso allenatore nazionale a Rimini. Fu il mio primo contatto diretto ma i suoi insegnamenti avevano già tracciato il solco su cui si muoveva la mia carriera di allenatore.

Basket Boom Story fu il primo libro di basket significativo che ho letto.

Ma la sua proverbiale organizzazione e capacità di strutturare gli allenamenti e una stagione mi era stata passata da Ugo Schaeper che lo aveva seguito nei suoi Camp estivi.

Tau era formidabile nell’organizzare tutto. Ricordo ancora la sua lezione nel luglio 1978 alla palestra della Basilica di San Paolo, sul contropiede. Ogni giocatore aveva un numero ed un compito ben definito, nelle dimostrazioni c’era qualcuno che rischiò di restare sul campo a furia di correre.

Solo dopo scoprii quel monumento dell’insegnamento che è “La pallacanestro ” con una descrizione perfetta di ogni fondamentale.

Da lontano intimoriva ma quando dopo qualche anno mi ritrovai al suo fianco a Chianciano scelto come assistente, grazie a Santi Puglisi, scoprii un uomo straordinario.

Come tutti i grandissimi, semplice, leale, diretto, disponibile, da allora è diventato un mio riferimento nella vita sportiva e personale.

A Cantù era diventato famoso per aver costruito una squadra con tanti ragazzi del vivaio ed aver dato uno stile di gioco che è rimasto tale per decenni: il contropiede di Cantù con Marzorati e Recalcati è indimenticabile, come la mitica foto del muro di Cantù, emblema della sua capacità di giocare con i centri.

La sua difesa era preparata in ogni singolo aspetto, individuale e zona. Ricordo che proprio a Chianciano mi spiegò le due difese che tanto ci aiutarono quell’anno: la 21 e la 12. Erano semplici si mostrava una 2-3 per poi passare ad una 1-3-1 per adattarsi allo schieramento avversario, e viceversa dalla 1-3-1 si passava a 2-3.

Si fece stampare dei quadernoni in cui era possibile riportare ogni allenamento con esercizi e annotazioni pre e post prestazione.

Tutto era preparato all’inizio della stagione ma era uno schema su cui lui sapeva adattarsi con grande duttilità.

Grande inventore di esercizi funzionali al nostro gioco, ne ricordo uno per tutti “Invertire ” il classico esercizio di 2c2, 3c3 e 4c4 per lavorare sul contropiede.

A Napoli si ambientò subito, forse per i suoi antenati napoletani, divenne più scugnizzo di tutti. Andare in macchina con lui era una esperienza da terrore, si infilava ovunque pronto a rispondere in dialetto a qualunque protesta di noi malcapitati napoletani.

Tra le tante sue conoscenze due erano proverbiali: i funghi e la cucina unita alla conoscenza dei vini. Con lui mi sono appassionato a vino e cucina.

Trovava funghi ovunque, riconoscendo ogni specie, proverbiali i porcini e gli ovoli trovati a Cuma sotto l’Acropoli, o i 5 kg di porcini e coprinus comatus trovati nel villaggio turistico di Taranto dove giocammo un torneo, Marco Bonamico lo prese in giro per mesi per la loro descrizione e forma.

Perché una delle caratteristiche di Tau era proprio questa: aveva il massimo rispetto da tutti, ma era capace di scherzare con tutti.

Fu il primo a portare le squadre a Bormio, al Rezia da Maurizio Gandolfi, eravamo trattati come re, ci si allenava duramente senza sentirlo. Sempre variazioni per la preparazione fisica, imposta anche allo staff, ci arrampicavamo ovunque con i pulmini del Rezia, Val dei Vitelli, Oga, laghi del Cancano… Ma c’era spazio per il relax, a tavola si mangiava di tutto, immancabili i suoi funghi, i giocatori si divertivano fuori del campo e noi giocavamo interminabili partite di carte. Si inventò anche un gioco di carte le cui regole furono scritte su di un tovagliolo, lo “Sfaccimmo”. Una sorta di bridge semplificato. Con il grande Gigi Tufano, Renato Volpicelli giocavamo le ore.

Portò NAPOLI in A1 con una capacità straordinaria di costruire la squadra negli anni, di scegliere americani funzionali al nostro gioco, scoperti con la sua rete di amicizie negli USA. Ricostruì il Muro con Toni Fuss, Lee Johnson e Rudy Woods, che una sera ritrovammo infilati in una 126 con Max Antonelli ed una ragazza, malcapitata proprietaria dell’auto, in giro per Bormio!!

Memorabili i suoi duetti con Nicola De Piano, che riuscì a condurre con grande maestria nel mondo del basket. Ricordo sempre che mai un giocatore fu preso senza il suo consenso. Il Tau organizzava il roster in modo di avere sempre due giocatori, un anno servivano un 4 ed un 5. Il Tau stilò la sua lista con in cima Meneghin poi Polesello ed infine Fuss e Righi. Arrivarono gli ultimi due ma li aveva scelti lui.

Il mio cruccio era l’impossibilità di avere giovani napoletani in squadra, se si esclude Massimo Sbaragli, ma il Tau mi diceva, “Roberto al presidente non interessa, per cui è inutile andare contro le sue direttive generali preferisce giocatori di fuori Napoli “. Molti si sono allenati solo Massimo ha giocato. Era bravo a trovare giocatori giovani da lontano, assecondando la volontà di Depi, sua la scoperta di Riccio Ragazzi, Clivio Righi, Simone Lottici, e tanti USA giovanissimi.

Altra maestria era la capacità di gestire quelli che lui definiva “lazzaroni”. Bastone e carota e rendevano a mille, italiani e stranieri.

Come dimenticare le settimane dei playoff per salire in A1 in cui Rudy Woods era introvabile…

Nella sua organizzazione era geniale, univa attacchi tradizionali a giochi innovativi, ricordo il gioco con il blocco cieco in allontanamento dopo un passaggio consegnato, disegnato per Lee Johnson, che portava straordinari risultati.

Passò due volte per Napoli, la seconda volta lo convincemmo Enzo Caserta ed io, per evitare un arrivo poco gradito per le modalità con cui si propose un altro coach, in apparenza amico, in realtà sibillino. Ma fu un successo!

Scrivendo mi vengono in mente mille episodi, ma mi piace arrivare al suo addio al basket, deciso in autonomia, quando avrebbe potuto dare ancora molto, ma quel mondo non gli piaceva più!

Si lanciò in un’attività imprenditoriale, Il Podologo , un’azienda che fu tra le primissime a produrre plantari studiati con una pedana ad hoc per ciascuno. Ed anche li fu un grande successo!

Si trasferì nella casa che si fece costruire a Polpenazze del Garda ( per prenderlo in giro io dicevo che si era trasferito a polpettone sul Garda), e, dopo qualche collaborazione con il CNA, restò spettatore di un mondo che aveva contribuito a rendere grande.

Da allora i miei rapporti sono rimasti intensi, quando ho avuto momenti difficili o felici li ho sempre voluti condividere con lui, ricevendo consigli saggi.

Ho collaborato con il Tau nella stesura dell’Albero del Basket, una monumentale pubblicazione sui fondamentali, in cui i miei ragazzi napoletani hanno fatto da modelli fotografici.

Il Tau ha continuato con le passioni della sua vita, le piante, i funghi, avendo al suo fianco la straordinaria Germana, compagna di sempre, le figlie ed i nipoti, alcuni dei quali sono un legame forte tra me e lui. Hanno preso la sua rigorosità, la sua testardaggine nel raggiungere gli obiettivi, il cuore immenso, la capacità di andare oltre ogni vicissitudine.

Il Tau è ancora un guerriero nel suo maniero circondato dall’affetto e dal rispetto di tutti. Meriterebbe che tutti conoscessero la sua storia, senza di lui il basket moderno sarebbe diverso. E chiudo con uno dei complimenti più belli che uno dei suoi più grandi allievi, e mio maestro, Valerio Bianchini mi fece, presentandomi come assistente della nazionale sperimentale che nel 1985 andò in Cina: “Roberto è un predestinato è nato nel 1953, perché dico questo? Nel 1923 è nato Cesare Rubini, nel 1933 Arnaldo Taurisano, nel 1943 sono nato io, che il 1953 gli sia di buon auspicio!” Io ho solo avuto l’onore di lavorare ed essere voluto bene da tutti questi grandi, neanche lontanamente mi posso paragonare a loro, ma senza queste persone io non sarei Roberto di Lorenzo.

Giovani atleti ed istruttori

Tra le tante chiacchiere al vento che si fanno sul basket e sullo sport in genere, una che mi fa incazzare è quella sulla mancanza di istruttori e sulla formazione.

Io con i miei 65 anni posso dire di averle vissute tutte: dalla ricerca spasmodica di aggiornamenti, i mitici quaderni del CAF, ai clinic annuali con gli allenatori USA, ai corsi CNAG, alle mille opportunità cercate e offerte che ho potuto vivere. Al giorno d’oggi i giovani hanno format di istruzione straordinaria, che noi non potevamo sognarci e, se vogliono, sul web trovano di tutto.

Quali le grandi differenze? Le prospettive di lavoro, oggi pressoché nulle. La possibilità di andare a bottega da un maestro, io ne ho avute tantissime, le ho cercate e vissute con entusiasmo. Oggi le possibilità sono diminuite per due motivi: chi può e vuole andare a bottega solo per imparare, scambiare la propria collaborazione per apprendere? Ma anche quanti sono disposti ad insegnare ad un giovane?

A Napoli lanciammo un progetto in cui sono cresciuti tanti giovani e bravi allenatori, abbiamo proseguito anche senza la serie A, oggi è più difficile, le risorse e le strutture non ci sono ma è anche più difficile trovare chi è disposto a sacrificarsi. Quelli bravi dopo qualche anno rinunciano, come tanti giocatori, coscienti che non c’è futuro, iniziano a lavorare e allenano per hobby.

A Napoli i cinque principali centri minibasket lavorano solo per le quote, spesso istruttori scarsi e mal pagati, ragazzi bloccati perché perderli vuol dire perdere una quota.

I migliori istruttori devono accettare di lavorare sulla quantità perché fare qualità comporta spese, meglio tenerli tutti mediocri ed occuparli con feste e gemellaggi, ormai si diventa operatori turistici.

Poi arrivano le fantomatiche Academy, dove ci si sposta a partire dai 13/14 anni “per fare una esperienza”, in situazioni a volte imbarazzanti, con istruttori mal pagati ed alle prime armi. Si pagano rette mensili folli per una qualità mediocre e, soprattutto, ci vanno tutti, anche ragazzi che nulla possono sperare dal basket!

Quando sono più grandi arrivano pseudo procuratori che pur di guadagnare 100€ (ci è successo quest’anno) prospettano l’impossibile. A volte si riesce a stopparli, altre volte, purtroppo, si deve lasciarli naufragare! Una delle più belle soddisfazioni l’ho avuta qualche anno fa quando un mio ex giocatore con il padre, incontrati da avversari, vennero da me e dissero: “Coach, aveva ragione lei non dovevamo andare via così presto!”

I giovani allenatori puntano presto alle prime squadra, diventano specialisti video, passano le notti a scoutizzare avversari, la loro preparazione si ferma lì. Lentamente scalano la gerarchia ed arrivano al comando. Difficile che gli venga data l’opportunità di imparare ad insegnare. Spesso lavorano con bravi coach che, come loro, hanno sempre allenato squadre seniores. Eppure il bagaglio di conoscenze è più che buono, ma ad allenare i giovani non li si lascia. Ricordo che per decenni era d’obbligo allenare squadre giovanili oltre che fare gli assistenti, oggi con i ritmi delle prime squadre diventa quasi impossibile!

In questo momento, con Vivi Basket, viviamo una nuova realtà in cui, con gli amici di Cercola, proviamo a fare crescere ragazzi interessanti senza mai dimenticare il saper essere, il senso di realtà è di responsabilità. Non è facile: vorremmo avere con tutti un rapporto aperto, l’obiettivo è la loro crescita. Vorremmo avere al nostro fianco chi crede nelle persone, ancor prima della tecnica e dei risultati.

Ciò di cui sono più fiero è ciò che sono diventati i miei giocatori, in campo e fuori, gli allenatori a cui ho provato a trasmettere ciò che la mia famiglia ed i miei maestri hanno insegnato.

Ciò che mi fa rabbia è vedere che tanti potrebbero fare qualcosa di concreto invece preferiscono parlare senza conoscere o, ancora peggio, vivere di apparenze, di futili successi, ignorando i segnali di crisi che tutti viviamo.

Il passato è importante per disegnare il futuro, la società, il basket, i ragazzi sono cambiati, ma i principi sono gli stessi.

Io continuo a crederci ma mi sento sempre più una mosca bianca.

P.s. Cercando un’immagine per questa nota mi sono imbattuto in una sequela di dichiarazioni di intenti sul basket a Napoli e sul Mario Argento veramente imbarazzanti. Con un po’ di tempo farò una bella ricostruzione. Come diceva il professore Salerno, meglio 20 mini impianti in cui far crescere i ragazzi. Ma oggi anche questo è impossibile meglio una quota in più.

E parlo di quote fini a se stesse, dove non si insegna nulla e ci si guarda bene dal fare agonismo. Perché con le quote nell’agonismo non si fa nulla, mi vien da ridere a chi discetta su sistema meritocratico UK e CONI… è come parlare di NASA e aquiloni.

Il CONI può e deve far meglio ma senza una struttura scolastica seria, molto meglio questo sistema!