Archivi categoria: Le Note del Pulicano

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Poseidon, il perché di una meraviglia!

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Il Trentino e Trento, esempio di cultura dello sport, Milano e gli haters

Ieri sera ho ammirato l’impresa di Trento che, meritatamente, ha superato l’Olimpia Milano conquistando la finale scudetto. Un risultato straordinario frutto di un grande lavoro organizzativo e tecnico, e della realtà sportiva della Provincia Autonoma di Trento, che con visione illuminata sostiene lo sport, la cultura, insomma svolge alla perfezione il suo compito, ciò che dovrebbe essere la regola per gli enti locali. 

Da 20 anni frequento il Trentino con la FIP, c’è una attenzione speciale per lo sport, per ogni sport di qualunque livello. Il CNA ha messo a punto il suo progetto Diventare Coach, co Ettore Messina, a Trento, al tempo c’era un assessore speciale come Ida Berasi, che con Toni Bridi, organizzava gli incontri. Il Trentino è la casa della Nazionale da anni con una disponibilità eccezionale!

Sono tre anni che provo ad avere Buscaglia e Trainotti al corso Allenatore Nazionale, per raccontare ai futuri allenatori la loro esperienza. Perché? Per dare una speranza a loro che si avvicinano a questo mondo, si può fare! E spero che questo sia l’anno buono!

Sono triste per Milano soprattutto per Flavio Portaluppi, mio ex giocatore in nazionale juniores, grande persona ed ottimo professionista!

Ma ciò che mi lascia basito sono i commenti violenti, pieni di insulti per tutti, si per tutti, perché ho trovato qualcuno che ha detto “non venitemi a parlare di programmazione per Trento…”.

Io non dico che non si possa criticare, ma perché insultare?

 Cosa deve rispondere Repesa a due giornalisti che fanno domande stupide, in quanto inopportune e fuori luogo.  Se non rispondere con due parole ed un sorriso?  Dovrebbe fare la classifica dei cattivi, pubblicamente dopo 15′ dalla fine della partita?

Ma restate sereni e divertitevi con il basket, se non vi piace fate altro, ma rispettate le persone! Soprattutto provate a pensare che chi fa certe scelte ha più titoli di voi per farle, se non vi piacciono contestate pure ma rispettate le persone!

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Ciao Carlos…

L’ultima volta che ti ho incontrato era nel novembre 1996, ero in Argentina per un Clinic. Mi venisti a prendere in albergo preoccupato che mi potessero rapinare, “Buenos Aires è diventata pericolosa, molto più di Napoli!”. Mi portasti in giro, nella sede della gloriosa Gimnasia ed Esgrima un palazzone con al sesto piano il campo di basket, poi al club, un fantastico centro con ogni tipo di campi in erba. Sempre affettuoso e carino. Ti ricordo quando guidavi in campo la grande Partenope con la tua classe, tiro, passaggio, atletismo. 

Tornasti in Argentina e fosti il primo a far arrivare giovani argentini in Italia. 

Eri sempre presente nelle varie discussioni su Facebook, con aneddoti, mai polemico. Spesso ti facevi sentire via chat, per fare due chiacchiere 

io sto bene e di quello che mi racconti penso lo stai anche tu,dato che fai il lavoro che ti piace e con i giovani. Forza!!! Mi ha fatto piacere averti ritrovato. Un abrazo

Stamattina ho letto la notizia e resta l’amicizia che ci legava, il ricordo di un grande giocatore e di una persona sempre disponibile.

Un abrazo Carlito

Ettore Messina: la sintesi dell’allenare

Su Facebook mi passa un’immagine con un’ntervista ad Ettore dopo lo straordinario evento a Piazza Santo Stefano a Bologna della settimana passata.

Damiano Montanari riporta il pensiero di Ettore che come sempre riesce a sintetizzare in poche parole quelle cose che tanti di noi, forse, pensano, senza riuscire poi ad esprimerle così semplicemente e chiaramente. Parole semplici, concetti chiari, ma, come sempre, difficili da accettare, perché vuol dire accettare i propri limiti, autodisciplina.

“Oggi si parla molto di fare squadra, una metafora abusata. Il vero significato è avere voglia di sedersi in panchina senza rompere le scatole, fare un passaggio in più per un compagno, fare un lavoro non visibile. Per riuscirci servono regole di autodisciplina. Per molti anni sono stato un grillo parlante che ha anche preso qualche scarpa in faccia. Ma sono stato fortunato, perché alla fine ho trovato gente che mi ha ascoltato. Per vincere la voglia di ascoltarsi è fondamentalePopovic, il mio head coach a San Antonio, unanimemente riconosciuto come il miglior allenatore dell’NBA, dice sempre che la sua fortuna è avere campioni come Ginobili e Duncan che gli hanno permesso di allenarli. Avere un Duncan che, dopo un rimprovero, si alza in piedi e dice: “L’avrà detto male, ma ha ragione lui”, è basilare. Perché alla fiducia tecnica si affianca quella relazionale.

La chiave per gestire il conflitto è il confronto “Come diceva Eraclito, il non confronto è l’anticamera dell’autodistruzione. Non si può essere amici dei propri giocatori. Io lo sono diventato di BrunamontiDanilovic e Rigaudeau, quando loro hanno smesso di giocare. Creare prima un finto cameratismo è sbagliato e scorretto nei loro confronti. Serve una comunicazione diretta, senza triangolazioni. E bisognerebbe voler bene ai propri giocatori anche quando ci si scontra: Popovic ci riesce, io no.”
                    Ettore Messina intervista di Damiano Montanari
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Allenare

Come sempre con Vivi Basket finiti i campionati ci alleniamo a giugno e a luglio con gruppi misti per lavorare sui fondamentali e anche lavorare fisicamente, insistendo molto sugli aspetti mentali.

Quest’anno abbiamo diviso i ragazzi in tre gruppi: Under 18 Eccellenza, Under 18 elite (con l’integrazione dei ragazzi del 2000 e del 2001), Under 15-14-13-12. Ma sono gruppi intercambiabili, i più grandi hanno cinque allenamenti programmati (tre di atletica e basket e due di solo basket), gli altri partono da tre allenamenti (due di atletica e basket e due di solo basket). Intanto i due gruppi più piccoli si integrano constantemente con i più grandi. Qualcuno si è allenato otto volte in sei giorni.

Con Alfredo Lamberti abbiamo concordato di lavorare ponendo grande attenzione sul tiro, dalla didattica di base, all’1 contro 1, con grande attenzione al passaggio.

I risultati sono entusiasmanti, c’è grande partecipazione, dobbiamo quasi “cacciarli” dalla palestra! Ci guardano straniti quando gli chiediamo di tirare da fuori quando sono liberi, cioè completamente smarcati. Gli chiediamo di prendersene la responsabilità, e se sbagliano,  di passare la palla dopo quel paio di errori. Gli chiediamo di allenarsi al massimo nel lavoro individuale, ma anche di capire cosa fare in una situazione agonistica. Difficile? No, solo sviluppo della responsabilità individuale!

Ed ecco, in tutto questo, io vivo emozioni lontane. In cinque giorni ho condotto sette allenamenti, complici gli impegni di Luca Domenicone e Iacopo Ielasi, ma che gioia!

Vivi Basket! 

Facebook, l’italiano e la cultura dello sport

Divento matto davanti alla superficialità dello scrivere e del leggere. Sarà perché da sempre ho scritto bene, sono stato educato alla lettura dal mio maestro Lippa, alle scuole elementari, ho letto di tutto, da Salgari al Giovane Holden, da Garcia Lorca a Garcia Marquez, saggistica, gialli!
Ho abbandonato la scrittura per la pallacanestro ma, prima Rubini, con il libro che mi fece scrivere, poi Tommaso Biccardi, con le sue lezioni per preparare i miei interventi pubblici, mi hanno pian piano riavvicinato alla scrittura.
I social hanno fatto il resto. Prima i post sulla mia pagina, poi le note e quindi con il Blog, ho ripreso a scrivere. La mia educazione giovanile mi impedisce di scrivere cose senza senso, la mia amica Francesca mi aiuta, stimolandomi a fare ciò che, bontà sua, potrei fare meglio, e quindi pongo sempre più attenzione a ciò che leggo e scrivo.

Eppure questo utilizzo ingannevole del web e dei social sta prendendo il sopravvento. Si legge un mare di stupidaggini, di messaggi ingannevoli, di fanatismo bieco infarcito di luoghi comuni.
Ricordo le migliaia di post sui tifosi olandesi che devastarono Roma, mille sfaccettature di sottocultura, dimenticando cosa fosse successo in tante partite del campionato italiano.
Trovo un articolo sul “vincere” in cui non c’è una idea concreta, si riporta una serie di frasi senza senso logico, spesso in contraddizione tra di loro, e tutti a commentare, con insulsa saccenza, senza realmente leggere, perché, con un po’ dì attenzione, ci si renderebbe conto delle tesi poco attendibili. Troppo spesso ci si sofferma ad un titolo, a due parole e poi si parte esprimendo la propria idea, senza neanche leggere il contenuto dell’articolo.
Ricordo la polemica sulle dichiarazioni di Sacchi, è emblematica, io sono partito dai titoli sparati sul web e sui giornali, restando un po’ sorpreso perché non mi parevano da Sacchi. Poi mi sono trovato a leggere un articolo del Sole 24 ore in cui c’era una difesa a spada tratta di Arrigo Sacchi, con l’invito ad ascoltare l’intervista integrale. Sono andato sul sito de Il Tirreno ed ho ascoltato… C’è poco da dire, Sacchi ha fatto una stupidaggine, le parole sono molto chiare, poi si può dire ciò che si vuole per giustificarsi ma il senso delle sue frasi è quello riportato dai titoli dei giornali.
Il vero errore è sottovalutare ciò che si dice e si scrive, la cassa di risonanza mediatica è sempre più grande, non si può parlare a ruota libera.
Questa idea va tenuta presente sia nel leggere che nello scrivere, sia come uomini pubblici che come semplici osservatori, l’attenzione ai contenuti deve essere pari all’attenzione alla forma.

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“Se”, poesia di Joseph Rudyard Kipling, scritta nel 1895.

“Se”, poesia di Joseph Rudyard Kipling, scritta nel 1895.

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c’è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”

Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!»

If

If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you;
If you can trust yourself when all men doubt you,
But make allowance for their doubting too:
If you can wait and not be tired by waiting,
Or being lied about, don’t deal in lies,
Or being hated, don’t give way to hating,
And yet don’t look too good, nor talk too wise;

If you can dream—and not make dreams your master;
If you can think—and not make thoughts your aim,
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two impostors just the same:
If you can bear to hear the truth you’ve spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build ‘em up with worn-out tools;

If you can make one heap of all your winnings
And risk it on one turn of pitch-and-toss,
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss:
If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on when there is nothing in you
Except the Will which says to them: “Hold on!”

If you can talk with crowds and keep your virtue,
Or walk with Kings—nor lose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you,
If all men count with you, but none too much:
If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds’ worth of distance run,
Yours is the Earth and everything that’s in it,
And—which is more—you’ll be a Man, my son!»

Riconciliarsi con la vita

Giornate come queste riconciliano con la vita. Rientro ieri sera tardi da Milano, come sempre in ritardo, c’è una cena per la presentazione del libro di Larry Sani, sono stanchissimo, ma vinco la pigrizia e vado. Da quel momento è andata. Una serata piacevolissima organizzata dai Charlatans, con tanti amici del basket, ricordi che si rincorrono, tra le parole di Lorenzo Sani, i racconti di Massimo SbaragliGiovanni Dalla LiberaMax Antonelli e Sergio Donadoni. La stanchezza si scioglie nella serenità della compagnia. Al resto ci pensa il mio splendido letto, lungo riposo che mi prepara alla lunga giornata.

Al risveglio mi trovo un messaggio che aspettavo da tempo, sembrava che un nostro appello si fosse perso nel nulla, ed invece arriva la chiamata, ci aiutano ed ancora per un anno ripartiremo con il nostro progetto.

Altra telefonata ed ancora una buona notizia con la possibilità di dare una mano a due amici lontani che lavorano in situazioni difficili, quando li chiamo per avvertirli che potranno avere degli aiuti, restano senza parole, è talmente difficile di questi tempi trovare qualcuno che ti dia una mano, che quando succede non ci si crede. Ed è una bellissima sensazione poterlo fare.

Una corsa alla Gloriette per provare una delle delizie preparate dai ragazzi dell’Orsa Maggiore aiutate dall’angelo custode Bianca: è meraviglioso vedere il sorriso di questi ragazzi, splendido poter in qualche modo collaborare con tutti loro. Poi di corsa a prendere due ragazzi dell’Under 13 per l’allenamento, c’è emozione in loro, l’idea della partenza per Varese li eccita, i primi scambi di messaggi con gli amici che li ospiteranno per Pasqua, in campo sono distratti ma reagiscono elettrizzati, si uniscono con i nuovi compagni che verranno con noi al Trofeo Garbosi.

La serata si chiude con una piacevole cena con due amiche, rigorosamente dietetica, ma iper rilassante.

Ci si deve credere, il nostro impegno quotidiano ha una risposta certa, la felicità, il sorriso delle persone che ci circondano.

Napoli si è scordata di Pino Daniele

Questa mattina una mia amica lontana mi ha inviato questo articolo su Napoli. Mi ha molto colpito, credo sia da leggere e rifletterci sopra…

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 (foto di Salvatore Laporta)

Era da un po’ di tempo che pensavo alla mia città. Cioè, alla mia città ci penso sempre, e penso che la amo, e che la odio, e che ci vorrebbe così poco per cambiarla, e che a cambiarla ci vuole così tanto che uno se ci pensa si avvilisce e gli viene voglia di mollare.

Poi ultimamente è uscito un articolo su Napoli, un articolo molto bello intitolato “Napoli non la capisce nessuno” che passava in rassegna i fallimenti grandi e piccoli, le sconfitte piccole e grandi di chi aveva tentato di portare una proposta culturale, politica, sociale che fosse, alternativa, e dopo un po’ se ne era stancato, si era venduto, aveva perso l’entusiasmo.

Quell’articolo mi colpì molto ma, per quanto ne condividessi una serie di spunti, mi lasciò l’amaro in bocca e un sacco di riflessioni.

“Napoli è una scusa per tutti”, pensai.

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Perché Soccavo è un’isola di cultura dello sport

Vedere questa mattina oltre 250 persone affollare la palestra centrale del Polifunzionale di Soccavo mi ha riempito di gioia. Siamo al centro del Rione Traiano, purtroppo spesso al centro di notizie di cronaca nera. Ma il Polifunzionale è la dimostrazione che laddove si dà un’opportunità ai ragazzi la cultura della violenza non entra.

I bimbi e le bimbe del quartiere fanno attività grazie alla Fondazione Laureus, ma nelle palestre arrivano ragazzi da Pianura e da tutta la città, Basket e Volley sono le principali attività!

L’impianto avrebbe bisogno di manutenzione ma la voglia di fare sport delle società e la collaborazione dell’Assessorato allo Sport e dell’Assessorato al Patrimonio fa sì che si riesca a far funzionare questa struttura che lascia sbalorditi tutti coloro che la vedono per la prima volta.

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